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Il mondo che vorrei esiste già.

Il mondo che vorrei esiste già. Esiste non solo perché è stato pubblicato un bel romanzo
– a proposito chi desidera acquistare la versione cartacea può contattate l’autore o gli editori, se invece desiderate l’e-book potete scaricarlo da Amazon – non solo perché abbiamo presentato il romanzo lo scorso 6 dicembre al Cascina Parco Gallo. Il mondo che vorrei ora esiste perché insieme, in cerchio, per la prima volta, abbiamo consumato uno dei riti fondamentali dei progetti partecipati. Perché la meta è il percorso ed il percorso è iniziato così.

PC060167b Ed ora? Che si fa? Beh.. prima di tutto se non l’avete fatto leggete il romanzo, è certamente un primo spunto di riflessione, anche se non è un passaggio obbligato per iniziare a partecipare. Il romanzo rappresenta una storia, la narrazione che appartiene ad specifico autore, Flavio. Ora si tratta di costruire insieme una narrazione collettiva, la nostra storia.

Potete accedete alla pagina facebook che abbiamo appositamente creato per confrontarci, mettere “mi piace” se lo volete, in modo da restare sempre aggiornati.

E poi?
La cascina?
Dov’è? Quando ci entriamo? Cosa ci facciamo? Come possiamo aiutare?
Daremo risposte, insieme, a tutto..

Se anche tu, con il tuo percorso e la tua storia, credi sia arrivato il momento di pensare ad altre vie, altre soluzioni, altri orizzonti. Se anche tu, con le tue passioni e le tue competenze, desideri tornare a vivere di piccole cose, alla terra, alle arti dimenticate, e pensi si debba trovare un modello economico diverso. Se anche tu, con i tuoi dubbi e le tue difficoltà, credi comunque nella partecipazione e nei progetti condivisi. Continua a seguirci, e passaparola. ;)

Il mondo che vorrei

Mio padre è un fanatico.
Si sveglia tutte le mattine alle cinque per incontrarsi con il suo amico. Molte volte mi ha chiesto di accompagnarlo, ma alla mia età ho così tante cose da fare che preferisco dormire per avere tutte le energie. Conosco benissimo il procedimento, gli ingredienti e la tempistica. Sono anche costretta ad ammettere che si tratta di una procedura interessante e, a tratti, anche eccitante. Però non ho il suo approccio alla vita e preferisco dormire fino alle sette.

Aurora è una ragazzina di tredici anni e vive una vita come quella di molti suoi coetanei. Frequenta la scuola, incontra le amiche e si innamora di un ragazzo della sua età. Lei vive in una cascina dove si mette in pratica il progetto nato da suo padre e da un gruppo di amici.
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La cascina è l’ambientazione della leggera storia d’amore tra i due ragazzi, quasi fosse la protagonista silenziosa di questo romanzo.
Il ragazzo è il figlio di un grosso imprenditore a capo di una catena di supermercati. Il padre farà di tutto per impedire alla cascina di svilupparsi e darà fondo a tutto il suo potere pur di ostacolarla. Cosa guida la furia cieca di quest’uomo? Il timore che la cascina diventi un modello di vita alternativo, qualcosa che germogli nelle menti delle persone e mini il senso stesso del consumismo.
I due ragazzi si conosceranno, si frequenteranno, condivideranno alcune attività della cascina fino alla scena finale. Quella del lievissimo e casto bacio, un bacio che farà dire ad Aurora: “Finalmente ero la sua ragazza”.
Una storia semplice e fresca, scritta per emozionare il lettore e farlo riflettere sulle possibilità di realizzare concretamente quello che può sembrare solo un sogno.

Abbiamo scelto di pubblicare un libro, un romanzo, e ci siamo affidati al talento narrativo dell’amico Flavio Firmo con l’obiettivo di gettare un seme per la realizzazione di un grande sogno. A breve daremo alle stampe il libro (tutto autoprodotto naturalmente) e vi daremo tutte le informazioni per procuravi una copia de “Il mondo che vorrei”.

Definire la circolarità

La legislazione ambientale è tradizionalmente orientata alla riduzione degli impatti negativi. Un approccio circolare si focalizza invece sul miglioramento della qualità e sulla generazione di impatti postivi. Il seguente diagramma illustra il percorso dal concetto di riduzione dell’impatto negativo all’incremento dell’impatto positivo.

Dalla riduzione degli impatti negativi all'ottenimento dell'effetto voluto.001

Economia Circolare
L’uso rigenerativo di materiali e prodotti all’interno di cicli rinnovabili nei quali ogni elemento è pensato come una risorsa per l’utilizzo successivo, pratica in grado di generare impatti economici, sociali ed ecologici positivi attraverso il miglioramento della produttività delle risorse e della qualità.

Una nozione comune connessa a questa definizione è il disaccoppiamento dell’attività economica dal flusso lineare di consumo dei materiali, attraverso la sostituzione del paradigma lineare “estrai-produci-consuma-scarta” con un paradigma “circolare” basato su: utilizzo di materiali di alta qualità, utilizzo di componenti e prodotti riutilizzabili, orientamento all’erogazione di servizi più che alla produzione di prodotti.

Un esempio di tappeto “circolare”
Nel precedente diagramma la sezione colorata in rosso è focalizzata sulla riduzione degli impatti negativi. L’utilizzo di un approccio orientato alla riduzione degli impatti nel rispetto della maggior parte delle normative ambientali stabilisce che una superficie a pavimento (un comune tappeto) debba ridurre le emissioni di polvere e comportare una riduzione nell’utilizzo delle risorse.

La sezione colorata in verde invece ci dice che gli impatti positivi sono rappresentati da caratteristiche a valore aggiunto. Per una superficie a pavimento orientata alla circolarità (il nostro tappeto) questo può significare massimizzare il ri-utilizzo delle risorse ed aggiungere una funzione di filtro attivo delle polveri presenti nell’aria.

Se non conosciamo il punto di arrivo

Il giovane tenente di un piccolo distaccamento ungherese nelle Alpi inviò un’unità di ricognizione nella desolata terra di ghiaccio. Immediatamente prese a nevicare e continuò per due giorni; l’unità non tornava. Il tenente soffriva, temendo di aver spedito i suoi uomini incontro alla morte. Ma il terzo giorno l’unità rientrò. Dove erano stati? Come avevano ritrovato la strada? “Sì – dissero – ci consideravamo persi e aspettavamo la fine. Ma poi uno di noi trovò in tasca una mappa. Questo ci tranquillizzò. Ci accampammo, lasciammo passare la tempesta di neve, e poi con l’aiuto della mappa riuscimmo a orientarci. Ed eccoci qui.” Il tenente chiese in prestito questa straordinaria mappa e la esaminò attentamente. Scoprì con gran stupore che non si trattava di una mappa delle Alpi, ma dei Pirenei. (tratto da Karl Weick, Senso e significato nell’organizzazione.)

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Se siamo consapevoli di essere nel punto A e da quel punto vogliamo muoverci, ma non conosciamo ancora il punto di arrivo, che può essere B, ma anche C … che percorso scegliamo?